martedì 8 novembre 2011




2° incontro - 7/11/’11 – per giovani -
Ob.: "Come migliorare l’efficacia nell’ascolto e quali interventi invece risultano inefficaci?"





Il corso è felicemente  iniziato il 24 ottobre 2011 seguiranno gli incontri in genere al luned' sera il  7 -  new entry - , 21, 28 novembre; il 5 dicembre serata conclusiva, l'incontro inizia con la cena alle ore 20.00 .


Corso breve per GENITORI
 [Quelli che seguono sono appunti delle lezioni che ho svolto ai genitori presso l’oratorio S. Domenico Savio Verona, settembre- ottobre 2011.      Patrizio Sinigaglia  ]

Come ascoltare i propri figli in modo
 che si sentano capiti.
Come parlare in modo da farvi capire
Come evitare di bloccare la comunicazione;
Come favorire la discussione;
Come evitare l'autoritarismo;
Come evitare il permissivismo;
Come aiutare i figli dipendenti e insicuri a diventare fiduciosi e autonomi.

Grazie alle competenze acquisite potrete creare un clima familiare sereno e  avviarvi ad una maggiore stabilità emotiva, maggiore maturità cognitiva, maggiore creatività, autonomia, autoregolazione.
Incominciamo il 30 giugno dalle 20.00 alle 21.45

Seguiranno 4/5 incontri a settembre 2011
Requisiti necessari: desiderare di migliorare il proprio modo di comunicare.

MODALITA’
Cercheremo di personalizzare gli obiettivi.
Dopo un’introduzione teorica su ogni aspetto della comunicazione seguiranno  degli esercizi pratici, dei filmati sintetici.
E’ gradita una telefonata  o una mail  per iscriversi al corso e si chiederà un contributo spese per le fotocopie che verranno distribuite.
Tf.  3489281088
patrizio.sinigaglia@donbosco-pn.it
Arrivederci,

Don Patrizio Sinigaglia images ballo.jpg
















Riassunto della 1 a puntata

codice
Verbale
Paraverbale
Non verbale

"L'Ascolto Attivo, per essere efficaci nella comunicazione"

Generalmente, quando pensiamo al concetto di comunicazione ci riferiamo molto spesso all’attività del parlare, dimenticando quella dell’ascoltare che è altrettanto importante.
LA COMUNICAZIONE E’ UNA STRADA A DUE SENSI!!
Vi è mai capitato, in alcune occasioni di aver ascoltato qualcuno e dopo che lui o lei ha finito di parlare vi siete resi conto di non aver la minima idea di quanto è stato detto?
In questa situazione possiamo dire piuttosto di aver udito ma non ascoltato.


UDIRE          ATTO FISICO

ASCOLTARE                  AZIONE INTELLETTUALE ED EMOTIVA




CHI ODE RICONOSCE I SUONI MENTRE CHI ASCOLTA CAPISCE COSA E’ STATO DETTO


Possiamo distinguere quattro tipi di ascolto:



Riservato: ASCOLTO PASSIVO
E’ un tipo di ascolto inefficace, si riscontra quando si odono parole ed esse entrano in un orecchio ed escono dall’altro.






Riservato: ASCOLTO SELETTIVO

L’ascolto più comune, si riscontra quando si sente solo quello che si vuole sentire, ossia si filtra il messaggio.

           


Riservato: ASCOLTO RIFLESSIVO
Pone attenzione a tutto il messaggio, viene utilizzato per chiarire quanto viene detto. Lo scopo è di rinviare a chi parla quanto sta dicendo consentendogli di ottenere una nuova prospettiva su quanto ha comunicato in modo verbale o non verbale, dovrebbe aiutare a capire le idee, le frustrazioni i problemi degli altri senza esprimere giudizi. Nell’ascolto riflessivo chi ascolta è una cassa di risonanza di chi parla l’ascoltatore riflette, come uno specchio, le idee dell’interlocutore e lo aiuta ad affrontare il problema spesso più emotivo

Riservato: ASCOLTO ATTIVO
E’ un metodo per migliorare la capacità di ascolto; è un feedback su quello che si è appena ascoltato che il ricevente dà alla sua fonte di comunicazione. L’ascoltatore risponde a chi parla basandosi su quanto ha compreso del messaggio che gli è stato inviato. In questo caso si parla anche di riformulazione è più utilizzato nelle riunioni di lavoro

Nell’Ascolto Attivo possiamo distinguere 5 tappe che devono essere considerate all’interno della tecnica

1.   Ascoltare il contenuto, cioè cosa viene detto in termini di fatti e idee, se non fosse comprensibile fare domande per chiedere chiarimenti.

2. Capire le finalità, il significato emotivo di ciò di cui sta parlando il nostro interlocutore. Capire perché sta dicendo qualcosa. Possiamo aiutarci con alcune domande: Qual è l’esperienza di chi parla, qual è la sua posizione? Non deve esserci interpretazione.

3. Valutare la comunicazione non verbale, come qualcosa viene detto: il linguaggio del corpo, il tono di voce.

4. Controllare la propria comunicazione non verbale e i propri filtri, avere consapevolezza dei messaggi che si sta inviando con la propria comunicazione non verbale e delle reazioni a parole o atteggiamenti che comunica l’interlocutore.
5. Ascoltare con partecipazione e senza giudicare, cercare di mettersi nei suoi panni (mantenendo la consapevolezza di chi è il problema) e di capire che cosa influenza i suoi sentimenti, dimostrare di essere interessati a ciò che viene detto sospendendo il giudizio sulle parole e sulla persona.

La nostra capacità di ascolto può essere influenzata e ostacolata da:

I FILTRI EMOTIVI E MENTALI che distinguiamo in:

A) Filtri immediati:
* Aspettative sull’argomento, l’interlocutore o la situazione
 I rapporti con le persone con le quali comunichiamo: meno ci piace una persona più sarà difficile ascoltarla Più vi piace una persona più è difficile ascoltarla attivamente e obiettivamente. I rapporti personali, le opinioni positive o negative influenzano la comunicazione.
 La situazione personale attuale, ciò che ci accade nella nostra vita privata influenza il nostro modo di vedere il mondo
          * Le emozioni  (se ad esempio abbiamo avuto una discussione di lavoro e siamo
          ancora molto presi da ciò sarà opportuno non rispondere subito ma dedicarci per il moomento ad altre attività che ci permettano di distoglierci   
          dall’evento)

B) Filtri a lungo termine, intesi come i valori, la cultura, la religione di appartenenza……….

OSTACOLI ESTERNI ALL’ASCOLTO
  Di tipo fisico qualcosa che vi può bloccare dal vedere l’interlocutore (sedere in fondo alla sala, una scrivania, il potare occhiali scuri………;
    
*  Il rumore e il movimento;

*  Gli ostacoli mentali (paura, preoccupazione, noia, sogni ad occhi aperti…..) 

 

COME MIGLIORARE LA PROPRIA CAPACITA’ DI ASCOLTO


Vediamo ora gli aspetti da tenere in considerazione per cominciare a lavorare sulla nostra capacità di ascolto e che un po’ riassume quanto abbiamo detto.
* Ascoltare l’intero messaggio sia la parte verbale sia quella non verbale per ottenere il massimo dalla comprensione (parole, tono di voce, movimenti del corpo….)
* Controllate il vostro ambiente interno ed esterno (filtri e rumori o posizione nello spazio….)
* Essere motivato, fare esercizi sull’ascolto attivo
*                       Utilizzare l’Ascolto Attivo e L’Ascolto Riflessivo
*                       Usare delle modalità descrittive o rappresentative




2 puntata "Come migliorare l’efficacia nell’ascolto e quali interventi invece risultano inefficaci?"



1) Recepire
2) Elaborare
                                                      3) Rispondere

L’ascoltatore è tanto più efficace quanto più è accurato nei tre processi appena descritti

1)    Recepire: una corretta richiede un’apertura verso il cliente, un’attenzione non strutturata ai suoi messaggi e la capacità di cogliere la modalità sensoriale con cui si esprime- visiva, uditiva, cinestesica-.



Esige che l’ascoltatore ci metta impegno nel capire il messaggio nel significato che ha per l’emittente. Questo implica un’apertura verso la fonte comunicativa e un’attenzione non strutturata. Oltre all’apertura verso la fonte comunicativa si richiede nell’ascoltatore di prestare attenzione, sempre nella fase di recezione a quale modalità sensoriale il cliente fa prevalentemente riferimento  quando si esprime: visiva, uditiva, cinestesica
2) Elaborare: 
·       attenzione al contenuto  “ di che cosa sta parlando?
·       attenzione all’autopresentazione: come si presenta l’interlocutore a me’?  che cosa dice di sé?
·       attenzione all’appello: che cosa vuole raggiungere? Che cosa chiede?
·       attenzione alla relazione: in che modo il mio interlocutore percepisce me e la nostra relazione?


Contenuto 

Autopresentazione
                                                


                                                           
Appello

Relazione



3) Rispondere:

interventi inefficaci di risposta:
·       Atteggiamento di decisione: prescrivere soluzioni elaborate dall’ascoltatore
·       Atteggiamento di indagine:
·       Atteggiamento di sostegno:
·       Atteggiamento valutativo :
·       Atteggiamento interpretativo:

Esercitazione il caso Francia pag 157 (20,50 21,10)





3 puntata


Intervento efficace di risposta:
·       Atteggiamento di comprensione
·       Forme di supporto verbale efficace:

o  Forme verbali non direttive:
§  chiarificazione, parafrasi, la verbalizzazione, il sommario
§  a) chiarificazione: def. : si tratta di una domanda formulata  dopo un messaggio del cliente confuso o ambiguo. Si usa quando non si è sufficientemente sicuri del significato del messaggio del nostro interlocutore. La richiesta di chiarificazione è generalmente espressa con frasi del tipo : “Sta dicendo che ..? Potrebbe descrivere meglio quanto stava dicendo…”Può chiarire ulteriormente il suo pensiero?…”
§  b) parafrasi: def.:  è una forma di supporto verbale nella quale il consulente riformula il contenuto della comunicazione  usando parole proprie.
La parafrasi raggiunge due obiettivi: facilita nell’interlocutore  la comprensione dei propri problemi  e verifica una recezione corretta da parte dell’ascoltatore.  Es.  utente: “A scuola non c’è collega col quale possa fare un discorso innovativo” Ascoltatore: Per quanto riguarda la possibilità di fare un discorso innovativo  a scuola ti senti solo”
c) Verbalizzazione:  def.: facilitare il processo di autoesplorazione  dell’utente, perché prenda contatto con la propria emozionalità e comprendere il significato che le varie esperienze hanno per lui, aiutare gli altri a gestire i propri sentimenti, aiutare gli altri a esprimere i propri sentimenti.
Es.: “mia moglie non mi considera” , ascoltatore: “non si sente considerato come vorrebbe da sua moglie”
d) sommario:  rappresenta sia una riformulazione di   elementi cognitivi che affettivi. Effetti:  modera persone che procedono troppo rapidamente, registra i successi ottenuti in vari incontri.


o  Forme verbali attive o semi-direttive:
Sono forme che vanno oltre il quadro di riferimento del cliente e si differenziano per una maggiore direttività da parte dell’ascoltatore.  Le risposte semidirettive aiutano l’utente a vedere la necessità di un cambiamento e a trovare la possibilità di azione grazie al confronto con un quadro di riferimento più oggettivo. Vanno usate quando si è già instaurato un clima di fiducia reciproca  tra utente e ascoltatore.


Le risposte semidirettive si dividono in 4 categorie:
domande esplorative, confronto, interpretazione, dare informazioni
§  Le domande esplorative (“vuoi aggiungere al riguardo qualche altra cosa? Vorrei aver più chiaro ..l’argomento di cui mi hai parlato risale a 10 anni fa . Le è possibile ricordare che cosa succedeva in quel periodo?” Domande aperte (di che cosa desideri parlare oggi ?) e chiuse (c’è una storia di depressione nella sua famiglia?. Domande indirette: deve essere duro lavorare di giorno e studiare di notte. Domande proiettive: che cosa preoccupa la tua bambola? )

§   Domande che stimolano il confronto: in questo tipo di domande   il genitore efficace mette in rilievo conflitti doppi messaggi che appaiono nei pensieri e nelle azioni del figlio.

Ob.:aiutarlo a esplorare altri modi di percepirsi  e di comportarsi, aiutarlo a diventare consapevole delle discrepanze e incongruenze
·       Tra un comportamento verbale e uno non verbale
·       Tra un messaggio verbale e un ‘azione o n comportamento
·       Tra due messaggi verbali
·       Tra due messaggi non verbali
·       Tra un messaggio verbale e un contesto

§   l’interpretazione, consiste nel presentare al cliente un’ ipotesi circa le relazioni o i significati  dei suoi comportamenti è fornita una probabile spiegazione che viene ad essere una esplicitazione di messaggi impliciti.
§  il dare informazioni: (“se sposi un marinaio che ama  viaggiare molto  dovrai  essere pronta a non vederlo per periodi  prolungati”)
§  ERRORI DA EVITARE:
·       Domande suggestive (E’ perfettamente chiaro che ti lasci comandare dagli altri”, doppie (desideri venire domani o dopodomani) domande perché (suona come un dispiacere), le domande a raffica (intrusione),
·       Riassumendo abbiamo esaminato varie forme di supporto verbale:
tra le forme non direttive abbiamo incluso:
·       La chiarificazione
·       La parafrasi
·       La verbalizzazione
·       Il sommario
tra le forme semidirettive
·       Le domande esplorative
·       Il confronto
·       L’interpretazione
·       Il dare informazioni

Attenzione! Errori da evitare creano barriere comunicative:
interventi inefficaci nella risposta:
·       Atteggiamento di decisione: prescrivere soluzioni elaborate dall’ascoltatore
·       Atteggiamento di indagine:
·       Atteggiamento di sostegno:
·       Atteggiamento valutativo :
·       Atteggiamento interpretativo:

 un esempio

tra le forme non direttive
abbiamo incluso:
·         La chiarificazione
·         La parafrasi
·         La verbalizzazione
·         Il sommario
tra le forme semidirettive
·         Le domande esplorative
·         Il confronto
·         L’interpretazione
·         Il dare informazioni



MODI DI COMUNICAZIONE NON VERBALE
·       Comportamenti cinesici: includono le espressioni facciali, il comportamento visivo, i gesti, le posture e gli altri movimenti del corpo. (NB:Il termine cinesica: usato come sinonimo del linguaggio del corpo.)
·       Comportamenti emblematici: azioni dal significato simbolico. Es. “tocco ferro”
·       Comportamenti illustrativi. Es. fare un cenno con la mano per indicare un luogo  
·       Espressioni affettive: configurazioni facciali, rappresentative di stati affettivi che possono ripetere, sottolineare, addirittura contraddire le affermazioni verbali
·       Comportamenti di regolazione: sono azioni che regolano l’ alternarsi  del discorso tra più persone. Segnalano a chi sta parlando di continuare (es. cenno di assenso col capo)
·       Comportamento di adattamento: sono comportamenti probabilmente sviluppati durante l’infanzia come sforzi di adeguamento per soddisfare bisogni, controllare emozioni, eseguire azioni. Sono comportamenti che esprimono ripugnanza verso persone  o ambienti che possono essere innescati  da un comportamento verbali, qualora la situazione nel suo complesso evochi degli stimoli originari ai quali è stata condizionata la risposta di adattamento (es. muovere in continuazione le gambe come residuo mascherato di aggressività, calci inibiti).

Molti aspetti cinesici sembrano strettamente legati alla personalità, a caratteristiche fisico-sociali:
per la personalità
es.:
·       gli estroversi e i soggetti con comportamento affiliativo mantengono maggiormente il contatto oculare,
·       le persone autoritarie mostrano posture più rigide
·       gli schizofrenici e depressi hanno una durata minore nel contatto oculare dei soggetti normali
I predittori

Gli aspetti cinesici che ci forniscono maggiori informazioni circa le relazioni sono: i contatti oculari, la frequenza degli sguardi, la postura, l’espressione del volto, il riso e il sorriso.
L’atteggiamento ostile è trasmesso principalmente da una postura tesa e dalla fronte aggrottata.
Il volto costituisce la sede privilegiata per l’espressione delle emozioni.
CARATTERISTICHE FISICHE: aspetto generale della corporatura, maggiore o minore attrattività, altezza peso, odori del corpo , alito
abbigliamento , acconciatura
IL PARALINGUAGGIO : tono, intensità qualità della voce  [tono, timbro, ritmo del discorso; vocalizzazioni, caratterizzazioni (ridere, piangere, sbadigliare, deglutire, schiarirsi la gola, qualificatori (intensità, altezza, tono della voce, ampiezza)

PROSSEMICA
ARTEFATTI
FATTORI AMBIENTALI



LA COMUNICAZIONE NON VERBALE DEL FIGLIO

Accertare la congruenza tra il comportamento verbale e non verbale ( es. “Mentre mi dicevi che questa è una grande difficoltà per te, i tuoi occhi sono diventati umidi  e le tue mani hanno cominciato ad agitarsi. Mi domando cosa significhi questo.”)

Notare o rispondere alle congruenze o ai messaggi misti , sia verbali che non verbali.
Se si costata la contraddizione si può optare per tre possibilità: 1. annotare mentalmente la discrepanza, descrivere la discrepanza al figlio, 2. descrivere la discrepanza, 3. fare una domanda al figlio (Es. “Ho notato che hai esitato un attimo prima di rispondere. Cosa significa questo ?).

Notare i comportamenti non verbali quando il figlio è silenzioso e non parla.
Silenzio innanzitutto, non significa che non sta dicendo niente.  Esso potrebbe indicare imbarazzo, resistenza o introspezione. Anche per il silenzio il genitore ha tre possibilità: può prendere nota mentalmente, può descriverlo al figlio, può chiederne il significato.

Focalizzarsi sui comportamenti non verbali per modificare l’argomento della conversazione.
.
E’ utile con alcuni figli a volte cambiare  argomento, in quanto continuare a parlare dello stesso contenuto  potrebbe essere improduttivo. Ciò può essere utile quando il figlio sta dando una grande quantità di informazioni irrilevanti o sta divagando. Il questo caso il genitore può distrarre dall’argomento che si sta trattando indirizzando l’attenzione sul comportamento non verbale ( Es.“Mentre mi racconti come hai svolto i compiti  di matematica ti rendi conto di che cosa fanno le tue mani?”). Questa modalità risulta efficace quando mette in contatto il figlio con un comportamento problematico, diversamente può risultare inefficace.

Notare i cambiamenti che si verificano nel comportamento non verbale lungo il tempo.
In alcuni soggetti i mutamenti nel comportamento non verbale sono sintomi di miglioramento. Es. passaggio dalla postura tesa e rigida ad una più disinvolta e rilassata. La decisione di far rilevare tale cambiamento spetta al genitore.

COMUNICAZIONE NON VERBALE DEL GENITORE
E’ importante considerare anche il comportamento non verbale del genitore per due ragioni : a) alcuni comportamenti non verbali possono facilitare la relazione, altri possono ostacolarla, b) la percezione che il figlio  si forma del genitore come persona affidabile, credibile e disponibile è molto legata al comportamento non verbale che questi manifesta.
Per quanto riguarda il comportamento non verbale del genitore ci sono tre importanti aspetti da tenere presenti:
SENSIBILITA’
Il genitore abile nella comunicazione è colui che è in grado di inviare messaggi non verbali efficaci e capire correttamente quelli del figlio. La sensibilità agli stimoli non verbali è correlata al sesso (le donne sembrano più sensibili degli uomini) e ai sistemi rappresentativi di cui il figlio fa uso (visivo, uditivo, cinestesico). Per aumentare la sensibilità ai segnali non verbali, è importante ampliare il  numero di canali utilizzati ( se il nostro canale preferenziale è uditivo possiamo prestare più attenzione agli stimoli visivi o cinesici)
CONGRUENZA
E’ importante che il genitore sia congruente nei suoi messaggi verbali e non verbali. La congruenza è importantissima quando si affrontano argomenti molto personali e coinvolgenti.
SINCRONIA
Riguarda l’armonia tra il comportamento non verbale del cliente e quello del consulente. Soprattutto all’inizio è importante unirsi andare al passo con il comportamento non verbale del figlio , in quanto aumenta l’empatia.

COME DARE, 
CHIEDERE E
 RICEVERE FEEDBACK

Quando si dà un feedback
-         esprimere la propria reazione emotiva (comunicazione rappresentativa es.“io sono contento quando ti vedo” ) e descrivere il comportamento dell’altro in modo concreto,
-         evitare un feedback direttivo, interpretativo, diagnostico forzato; non dire ad es.: “Da un po’ di giorni mi stai scocciando…”, “Sei pesante..”, “Negli incontri sei terribile”, “Perché non cambi lavoro?”, “Sai perché sei timido ? perché hai grossi problemi”,
-         dare feedback al momento opportuno, non quando è il nostro interlocutore è impegnato con altro o nel momento in cui sbaglia o davanti agli altri;
-         non imporre cambiamenti; è colui che riceve il feedback che può decidere in base alle informazioni  che ha ricevuto se vuole o no cambiare;
-         manifestare, se è possibile, gli scopi personali per cui si dà il feedback: “Siccome non voglio lasciare nulla in sospeso con te e voglio sentirmi tranquillo, quando sto con te, ti voglio dire che…”
QUANDO SI CHIEDE UN FEEDBACK
-         Su se stessi
o  Riferirsi a un comportamento concreto, evitando domande generiche ; non dire ad es. “che ne pensi di  me?”, ma “mi piacerebbe sapere cosa hai pensato di me ieri quando ho detto …”  descrivere cioè gli aspetti specifici rispetto ai quali desideriamo conoscere le reazioni degli altri.
-         Sull’altro
o  Riferirsi a un comportamento preciso
o  Manifestare il motivo della richiesta ad es. “Vorrei stabilire un rapporto  di amicizia con te e desidererei sapere se ti farebbe piacere uscire con me qualche volta”
-         Quando si riceve un feedback
o  Non mettersi in posizione di difesa  o di disarmo, ripensare al feedback, masticarlo, digerirlo poi decidere se accettarlo o no
o  Controllare se si è capito correttamente il feedback
o  Se opportuno manifestare all’altro la propria reazione emotiva

QUANDO SI RISPONDE AD UNA RICHIESTA DI FEEDBACK
o  Non difendersi
o  Utilizzare una  comunicazione rappresentativa
o  Esprimersi in modo concreto: “si è vero, mi sono un po’ irrigidito; mi succede quando alzano la voce”


5 
COMUNICAZIONE RAPPRESENTATIVA


1 Come evitare di bloccare la comunicazione?
2 Come favorire la discussione?
3 GLI STILI EDUCATIVI
·       l’autoritarismo
·       il permissivismo
·       Come sviluppare uno stile autorevole?
4 Come parlare in modo da farvi capire?
5 Scusi lei può parlare più chiaramente?


1)      COME EVITARE DI BLOCCARE LA COMUNICAZIONE ?
Per migliorare la propria competenza comunicativa propongo ai voi, di rendervi conto delle barriere che impediscono di realizzare autentiche relazioni interpersonali.
Motivazione
E’ difficile ammettere di essere corresponsabili dei disturbi comunicativi che ostacolano le nostre relazioni interpersonali. In genere noi diamo per scontato che noi comunichiamo in modo appropriato e attribuiamo piuttosto le cause delle difficoltà ad altri fattori, in genere esterni:  differenti interessi, personalità molto diverse, appartenenza a classi sociali diverse. In genere le persone che sono informate e sensibilizzate sui problemi comunicativi, prendono coscienza  dei loro limiti e trovano le cause delle barriere in alcuni dei loro comportamenti comunicativi.
A volte, poi, noi cancelliamo, deformiamo o generalizziamo in modo inopportuno i messaggi che riceviamo e che emettiamo.
Altre volte, come sostiene T. Gordon, psicologo discepolo di Rogers, e sostenitore della comunicazione efficace e dell'importanza dell'ascolto attivo, noi innalziamo delle barriere nel comunicare. Egli ne ha individuate  12.

Vediamole:
1. Dare ordini, comandare o dirigere
2. Minacciare, mettere in guardia
3. Moralizzazioni, far prediche
4. Dare consigli
5. Persuadere con la logica
6. Biasimare e giudicare
7. Manifestare compiacimento
8. Ridicolizzare o usare frasi fatte
9. Analizzare diagnosticare o interpretare
10. Consolare o rassicurare
11. Investigare o indagare
12. Minimizzare o ironizzare



Queste sono le barriere che portano ad un ascolto passivo (e quindi non attivo) del nostro interlocutore. La trasmissione delle informazioni viene ostacolata, resa difficile ed il processo comunicativo si svolge su una linea orizzontale piuttosto che circolare.

Il "gioco senza perdenti" che sta alla base della comunicazione efficace, non trova applicazione con queste barriere, perché chi parla verrà sopraffatto dalla barriera posta da chi dovrebbe ascoltare.

2 COME FAVORIRE LA COMUNICAZIONE EFFICACE?
Uno dei modi più efficaci e costruttivi per rispondere ai messaggi dei figli che esprimono sentimenti o problemi sono le frasi invito o inviti a dire di più. Sono segnali di via libera che incoraggiano a parlare. Ecco le più semplici:
Capisco
Davvero
Ah
Mm
Incredibile
Ma guarda un po’
Interessante
Ma veramente!


3 LA COMUNICAZIONE E GLI STILI EDUCATIVI
I figli hanno bisogno, per raggiungere una formazione integrale, dell’aiuto degli adulti, si trovano cioè nella relazione come persone bisognose e dipendenti; gli adulti, per il fatto di disporre di condizioni  materiali e di competenze diverse (morali e sociali…) sono naturalmente in un ruolo di superiorità, di cui potrebbero inconsapevolmente abusare.
       L’interazione si costituisce come una valida struttura organizzativa se s’instaurano relazioni autorevoli tra figli ed genitori.
Dagli stili educativi nasce la maturità o l’immaturità del figlio.
LO STILE AUTORITARIO
Questo stile è ancora molto presente nelle varie culture contemporanee lo stile del padre padrone.
Recitava una nota canzone del nostro recente passato “e qui comando io. E questa è casa mia e ogni dì voglio sapere …chi viene e chi va”
La nostra recente storia italiana viene dal modello sociale dominante e autoritario del fascismo. E’ rimasto ancora un resto del modello autoritario nei genitori, negli insegnanti, nei sacerdoti nella chiesa e nelle società.
Esiste un modello autoritario esterno palese. Ma ne esiste uno più subdolo, mascherato. Quest’ultimo lo si può riconoscere in alcune persone che si presentano con la propria immagine gonfiata: “io sono un papà che si è fatto  un nome, una mamma che si è fatta valere”. E’ l’autoritarismo del personaggio presentato al figlio. Questa immagine così grande impedisce al figlio di crescere.
Di conseguenza i fgli di tali genitori possono ragionare così : “ti lascio grande e  io rimango piccolo”. Un giovane fragile è facile che in famiglia abbia un genitore- personaggio: che fa un po’ i seguenti discorsi: “ L’importante è avere tanti soldi… ho comperato… abbiamo fatto il mutuo, ho una barca che ha queste caratteristiche…” Bisogna ricordarsi di non mettere davanti al figlio solo un modello dell’avere: la macchina, la bella casa...
I ragazzi che crescono in questo stile autoritario rimangono bamboccioni o superano i genitori con una sballata, per tener alte le apparenze. In una famiglia dove si gareggia per chi conta di più “io devo dimostrare, dice il figlio, che sono di più dei genitori”.

LO STILE PERMISSIVO


E’ lo stile più diffuso.  E’ presente nei genitori che esercitano uno scarso controllo. Il modello proposto è sognare una vita senza paletti. Mio figlio deve provare tutto, essere senza redini, una macchina senza freni..?!. Nel profondo della psiche resta il disordine, la mancanza di regole.

LO STILE TRASCURANTE

Genitori considerano il figlio come un intralcio un ostacolo nella loro libertà. Rapporto freddo: “ Io lo mando dai nonni, lo mando in collegio.” Dopo che avete avuto un figlio  non potete essere uguali a prima che arrivasse. Lui  ha bisogno di tempo della vostra presenza.
Stile menefreghista c’è in certe culture: i figli diventano dello stato.

LO STILE AUTOREVOLE:  QUELLO AUSPICABILE!
I genitori autorevoli esercitano un buon controllo e hanno un rapporto affettuoso. Il figlio sente che gli si vuole bene. Quando c’è un genitore anafettivo invece la conseguenza esistenziale è la solitudine. La solitudine può portare all’autolesionismo, al suicidio. Chi riempie la vita del figlio è il rapporto col papà, la mamma, i fratelli. Siate contenti se il figlio sequestra e vi sequestra.
·       Il genitore sorrida, parli.
·       Quando torna casa, che ci sia  qualcuno che lo ascolti.
·       Un rapporto che aspetta dai figli delle risposte sappia aspettare i frutti dell’azione educativa.
·       Verifica se la tua presenza se il tuo amore, la tua premura produce una crescita
·       Lo stile autorevole insiste su alcune regole in maniera intelligente .
 Nello stile autorevole vengono coltivate  alcune caratteristiche: bontà, correttezza, intelligenza, se è buono, solidale.
·       Prova a vedere se tu sei dentro a tuo figlio.
·       E importante l’esempio
·       Se hai educato bene, ti stima
Anche se passa momenti difficili come l’adolescenza poi ritorna Cfr il figliol prodigo :”si ricordò della casa di suo padre”.
Riflessione
Lo stile autorevole scarseggia oggi a causa dell’ immaturità dei genitori che  confondono l’autorevolezza  col personaggio con l’immagine esteriore. Se vi accorgete di non essere autorevoli vi lasciate aiutare dalla Parola di Dio, da qualche libro, incontri formativi, dibattiti, colloqui con un sacerdote preparato o uno psicologo.


4 COME PARLARE IN MODO DA FARVI CAPIRE E IN MODO CHIARO?
 I genitori in genere accolgono con entusiasmo le indicazioni proposte dal corso di comunicazione e dicono tra sè “Non vedo l’ora di tornare a casa e provare questo metodo con mio figlio, che mi ha irritato per mesi coi suoi comportamenti”. Sfortunatamente i genitori addestrati da poco tempo non ottengono risultati attesi. Almeno non all’inizio. In questa parte della lezione tratteremo anche degli errori che si commettono più frequentemente quando si usano i messaggi in prima persona e forniremo degli esempi per migliorarne l’applicazione.


Domanda: come parlare in modo che i figli vi ascoltino?
Capita spesso, ed è capitato in questo corso, che qualche genitore divenga impaziente durante l’apprendimento dell’ascolto attivo e chieda: “Quando impareremo come indurre i nostri figli ad ascoltarci?  E’ questo il problema che viviamo a casa!?”
Tutti i genitori sanno che i figli possono appesantire enormemente il loro lavoro, far fare tardi quando si ha fretta, tormentare quando si è esausti, parlare quando si ha bisogno di silenzio, imbrattare di marmellata il vestito appena indossato per uscire e così via.
E’ necessario che ogni madre o padre trovi il modo di gestire il comportamento del figlio quando questo interferisce negativamente coi loro bisogni. Anche i genitori hanno una loro vita da vivere e il diritto di ricavarne gioia e soddisfazione dalla propria esistenza. Tuttavia molti genitori hanno consentito ai figli di piazzarsi in una posizione privilegiata all’interno della famiglia. Questi esigono che i propri bisogni siano appagati, ma non rispettano quelli dei genitori. Questi genitori solitamente finiscono con l’inasprirsi e col serbare un forte risentimento contro i loro figli ingrati ed egoisti.
Vorrei allora mettere a fuoco il modo in cui si può parlare ai propri figli per indurli ad ascoltare i sentimenti e ad avere riguardo dei bisogni dei genitori. Le capacità comunicative richieste quando è il figlio a causare un problema al genitore sono totalmente diverse da quelle impiegate quando il figlio causa a se stesso un problema. Nel secondo caso il problema appartiene al figlio; quando invece, è il figlio a provocare un problema nel genitore, il problema appartiene al genitore. Ora in questa parte  mostreremo ai genitori quali abilità è necessario acquisire per risolvere in modo efficace i problemi indotti dai loro
figli.
PER ESSERE EFFICACI
situazione
risposta

Il problema è del figlio
Ascolto attivo
Frasi: “Tu+ messaggio”
Non c’è alcun problema


Il problema è del genitore
Comunicazione rappresentativa
Frasi: Io+messaggio

Il curioso caso della Signora B.





5) Scusi, può parlare più chiaramente?
A volte è possibile parlare molto tempo senza dirsi nulla e senza approdare a nulla. Sia il figlio che il genitore possono essere vaghi, generici nel comunicare e creare un senso di confusione e di stanchezza. Anche se tale processo in molte circostanze non è voluto o pianificato, a lungo andare produce distanziamento e freddezza tra le persone. Ciò che viene a mancare in tali colloqui è la concretezza. La concretezza è presente in un colloquio se in esso si parla in modo chiaro anziché in modo vago e generico.
Esempi
Frasi
Valutazione
“In questo posto non mi ci ritrovo e mi sono stancato”
L’affermazione è vaga manca di specificità
“In questo gruppo non so a chi esprimere l’ansia che sento quando nessuno parla e mi vien voglia di scappare via piuttosto che rischiare di aprire la bocca”
Questa frase è concreta. Nessuno deve indovinare per sapere cosa sta succedendo alla persona che parla: si esprime in modo chiaro e specifico

La dimensione dell’apertura di sé e l’espressione delle emozioni perdono gran parte della loro efficacia se viene meno la concretezza nella loro espressione. Se il genitore si assume la piena responsabilità dei propri pensieri e sentimenti non solo si esprimerà in termini concreti, ma sarà anche pronto e capace di chiedere chiarimenti al figlio che si è espresso in modo poco concreto e in questo maniera pure lui comincerà ad essere specifico e concreto nella comprensione di se stesso. La mancanza di concretezza costituisce uno degli ostacoli più insidiosi nel contatto con la realtà.
Invece di dire
Prova a dire
“Mi sento disturbato”
“Dopo la tua arrabbiatura di questa mattina, ho cominciato a sentire mal di testa”
Valutazione: la frase è poco concreta e specifica
Valutazione: La frase è concreta e chiara (mal di testa, arrabbiatura)

MEZZI PER DARE CONCRETEZZA E CHIAREZZA ALLA COMUNICAZIONE

Negli esempi abbiamo trasformato espressioni poco concrete in espressioni concrete e chiare.
Poiché la non chiarezza della comunicazione può dipendere da una incompiuta rappresentazione di ciò che la persona vuole esprimere dei propri significati profondi è utile esaminare alcuni modi particolari, comunemente usati nella comunicazione carente di chiarezza e concretezza.
Bandler e Grinder presentano tre modi per creare vuoti di significato nella comunicazione.
·                   Omissioni: il bambino dice alla mamma: “Mi ha morsicato” lascia la mano, perplesso e solo aggiungendo “Il cane mi ha morsicato” rende la comunicazione pienamente comprensibile.
·                   Le distorsioni: “La tua faccia, Paolo, dice che sei arrabbiato con me”
·                   Generalizzazione: “Paolino mi tira sempre i capelli”

In questi casi è utile confrontare chi usa le omissioni, le distorsioni  o le generalizzazioni. Lo si aiuta così a reperire i pezzi di informazione  mancanti.
1 Es.A) “I tuoi occhi mi spaventano”
B) Confronto: “In che modo i miei occhi ti spaventano?”
A) Risposta: “Quando mi guardi con la testa bassa, mi viene in mente un toro arrabbiato e mi spavento”

2 Es.A) “lo sai che ti voglio bene!”
B)Confronto: “Da che cosa dovrei concludere che mi vuoi bene?”
A)Mantenimento dell’assunto:”Perché tu lo sai”
Un’altra risposta potrebbe essere “A dire il vero non lo puoi sapere, perché sono diversi giorni che non di dico nulla, e so che capisci bene qual che dico con le parole, ma mi piace immaginare che ogni marito sa che la moglie gli vole bene anche quando essa non lo dice con tante parole”
Forse questa moglie comunica con i colori, i vestiti, le carezza e il marito riesce a sintonizzarsi solo sulle parole, che non ci sono.”



E per finire una frase …
http://www.cittanuova.it/thumb.php?src=../FILE/FOTO/1297163970Bollea.jpg&wmax=240&hmax=220&quality=80&
«Lo scopo della vita non è accumulare denaro, ma creare rapporti d’amore».
Bollea ci lascia un testamento unico, che dovrebbe essere un programma per tutti noi.

“Chi non va avanti va indietro”.
Appuntamenti per continuare:
-          domenica
o  6 novembre ore 15.00-18.00
o  19 febbraio ore 15.00-18.00
o  4 marzo 9.00-18.00
Grazie dell’ascolto!



Appendice esercizi


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