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2° incontro - 7/11/’11 –
per giovani -
Ob.: "Come migliorare l’efficacia nell’ascolto e quali interventi
invece risultano inefficaci?"
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Il corso è felicemente iniziato il 24 ottobre 2011 seguiranno gli incontri in genere al luned' sera il 7 - new entry - , 21, 28 novembre; il 5 dicembre serata conclusiva, l'incontro inizia con la cena alle ore 20.00 .
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Corso
breve per GENITORI
[Quelli che seguono sono appunti delle
lezioni che ho svolto ai genitori presso l’oratorio S. Domenico Savio Verona,
settembre- ottobre 2011. Patrizio Sinigaglia ]
Come ascoltare i propri figli in modo
che si sentano capiti.
Come parlare in modo da farvi capire Come evitare di bloccare la comunicazione; Come favorire la discussione; Come evitare l'autoritarismo; Come evitare il permissivismo; Come aiutare i figli dipendenti e insicuri a diventare fiduciosi e autonomi. Grazie alle competenze acquisite potrete creare un clima familiare sereno e avviarvi ad una maggiore stabilità emotiva, maggiore maturità cognitiva, maggiore creatività, autonomia, autoregolazione. |
Incominciamo il 30 giugno dalle 20.00
alle 21.45
Seguiranno
4/5 incontri a settembre 2011
Requisiti
necessari: desiderare di migliorare il proprio modo di comunicare.
MODALITA’
Cercheremo
di personalizzare gli obiettivi.
Dopo
un’introduzione teorica su ogni aspetto della comunicazione seguiranno degli esercizi pratici, dei filmati
sintetici.
E’ gradita
una telefonata o una mail per iscriversi al corso e si chiederà un
contributo spese per le fotocopie che verranno distribuite.
Tf. 3489281088
patrizio.sinigaglia@donbosco-pn.it
Arrivederci,
Don Patrizio
Sinigaglia
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Riassunto della 1 a puntata

codice
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Verbale
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Paraverbale
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Non verbale
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"L'Ascolto
Attivo, per essere efficaci nella comunicazione"
Generalmente, quando pensiamo al concetto di comunicazione ci riferiamo
molto spesso all’attività del parlare, dimenticando quella dell’ascoltare che è
altrettanto importante.
LA COMUNICAZIONE
E’ UNA STRADA A DUE SENSI!!
Vi è mai capitato, in
alcune occasioni di aver ascoltato qualcuno e dopo che lui o lei ha finito di
parlare vi siete resi conto di non aver la minima idea di quanto è stato detto?
In questa situazione possiamo dire piuttosto di
aver udito ma non ascoltato.

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CHI
ODE RICONOSCE I SUONI MENTRE CHI ASCOLTA CAPISCE COSA E’ STATO DETTO
Possiamo distinguere quattro tipi di ascolto:
E’ un tipo di ascolto
inefficace, si riscontra quando si odono parole ed esse entrano in un orecchio
ed escono dall’altro.
L’ascolto più comune, si riscontra quando si sente solo quello che si vuole sentire, ossia si filtra il messaggio.

Pone attenzione a
tutto il messaggio, viene utilizzato per chiarire quanto viene detto. Lo scopo
è di rinviare a chi parla quanto sta dicendo consentendogli di ottenere una
nuova prospettiva su quanto ha comunicato in modo verbale o non verbale,
dovrebbe aiutare a capire le idee, le frustrazioni i problemi degli altri senza
esprimere giudizi. Nell’ascolto riflessivo chi ascolta è una cassa di
risonanza di chi parla l’ascoltatore riflette,
come uno specchio, le idee dell’interlocutore e lo aiuta ad affrontare il
problema spesso più emotivo

E’ un metodo per
migliorare la capacità di ascolto; è un feedback su quello che si è appena
ascoltato che il ricevente dà alla sua fonte di comunicazione. L’ascoltatore
risponde a chi parla basandosi su quanto ha compreso del messaggio che gli è
stato inviato. In questo caso si parla anche di riformulazione è più utilizzato
nelle riunioni di lavoro
Nell’Ascolto Attivo possiamo distinguere 5
tappe che devono essere considerate all’interno della tecnica
1. Ascoltare
il contenuto, cioè cosa viene detto in
termini di fatti e idee, se non fosse comprensibile fare domande per chiedere
chiarimenti.
2. Capire
le finalità, il significato emotivo
di ciò di cui sta parlando il nostro interlocutore. Capire perché sta dicendo
qualcosa. Possiamo aiutarci con alcune domande: Qual è l’esperienza di chi
parla, qual è la sua posizione? Non deve esserci interpretazione.
3. Valutare
la comunicazione non verbale, come qualcosa viene detto: il linguaggio del
corpo, il tono di voce.
4. Controllare
la propria comunicazione non verbale e i propri filtri, avere consapevolezza dei
messaggi che si sta inviando con la propria comunicazione non verbale e delle
reazioni a parole o atteggiamenti che comunica l’interlocutore.
5. Ascoltare
con partecipazione e senza giudicare, cercare di mettersi nei suoi panni (mantenendo
la consapevolezza di chi è il problema) e di capire che cosa influenza i suoi
sentimenti, dimostrare di essere interessati a ciò che viene detto sospendendo
il giudizio sulle parole e sulla persona.
La nostra capacità di ascolto può essere
influenzata e ostacolata da:
I FILTRI EMOTIVI E MENTALI che distinguiamo in:
A) Filtri
immediati:
ancora molto presi da ciò sarà opportuno non
rispondere subito ma dedicarci per il moomento ad altre attività che ci
permettano di distoglierci
dall’evento)
B) Filtri a lungo termine, intesi come i valori, la
cultura, la religione di appartenenza……….
OSTACOLI ESTERNI ALL’ASCOLTO
COME MIGLIORARE LA PROPRIA CAPACITA’ DI ASCOLTO
Vediamo ora gli aspetti da tenere in
considerazione per cominciare a lavorare sulla nostra capacità di ascolto e che
un po’ riassume quanto abbiamo detto.
2 puntata "Come migliorare
l’efficacia
nell’ascolto e quali interventi invece risultano inefficaci?"
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1) Recepire
2) Elaborare
3) Rispondere
L’ascoltatore
è tanto più efficace quanto più è accurato nei tre processi appena descritti
1)
Recepire:
una corretta richiede un’apertura
verso il cliente, un’attenzione non strutturata ai suoi messaggi e la capacità
di cogliere la modalità sensoriale con cui si esprime- visiva, uditiva,
cinestesica-.
Esige che l’ascoltatore ci metta impegno nel capire il
messaggio nel significato che ha per l’emittente. Questo implica un’apertura
verso la fonte comunicativa e un’attenzione non strutturata. Oltre all’apertura
verso la fonte comunicativa si richiede nell’ascoltatore di prestare
attenzione, sempre nella fase di recezione a quale modalità sensoriale il
cliente fa prevalentemente riferimento
quando si esprime: visiva, uditiva, cinestesica
2)
Elaborare:
·
attenzione al contenuto “ di che cosa sta parlando?
·
attenzione all’autopresentazione: come si presenta l’interlocutore a me’? che cosa dice di sé?
·
attenzione all’appello: che cosa vuole raggiungere? Che cosa chiede?
·
attenzione alla relazione: in che modo il mio interlocutore percepisce me e
la nostra relazione?
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Contenuto
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Autopresentazione
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Appello
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Relazione
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3) Rispondere:
interventi inefficaci
di risposta:
·
Atteggiamento di decisione: prescrivere soluzioni
elaborate dall’ascoltatore
·
Atteggiamento di indagine:
·
Atteggiamento di sostegno:
·
Atteggiamento valutativo :
·
Atteggiamento interpretativo:
Esercitazione il
caso Francia pag 157 (20,50 21,10)
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|
3 puntata
Intervento efficace di risposta:
·
Atteggiamento di comprensione
·
Forme di supporto verbale efficace:
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o Forme verbali non
direttive:
§
chiarificazione, parafrasi, la verbalizzazione, il
sommario
§
a) chiarificazione: def. : si tratta di una domanda formulata dopo un messaggio del cliente confuso o
ambiguo. Si usa quando non si è sufficientemente sicuri del significato del
messaggio del nostro interlocutore. La richiesta di chiarificazione è
generalmente espressa con frasi del tipo : “Sta dicendo che ..? Potrebbe
descrivere meglio quanto stava dicendo…”Può chiarire ulteriormente il suo
pensiero?…”
§
b) parafrasi: def.: è una forma
di supporto verbale nella quale il consulente riformula il contenuto della
comunicazione usando parole proprie.
La parafrasi
raggiunge due obiettivi: facilita nell’interlocutore la comprensione dei propri problemi e verifica una recezione corretta da parte
dell’ascoltatore. Es. utente: “A scuola non c’è collega col quale
possa fare un discorso innovativo” Ascoltatore: Per quanto riguarda la
possibilità di fare un discorso innovativo
a scuola ti senti solo”
c) Verbalizzazione: def.: facilitare il processo di
autoesplorazione dell’utente, perché
prenda contatto con la propria emozionalità e comprendere il significato che le
varie esperienze hanno per lui, aiutare gli altri a gestire i propri sentimenti,
aiutare gli altri a esprimere i propri sentimenti.
Es.: “mia moglie non
mi considera” , ascoltatore: “non si sente considerato come vorrebbe da sua
moglie”
d) sommario: rappresenta sia una riformulazione di elementi cognitivi che affettivi. Effetti: modera persone che procedono troppo
rapidamente, registra i successi ottenuti in vari incontri.
o Forme verbali
attive o semi-direttive:
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Sono forme che
vanno oltre il quadro di riferimento del cliente e si differenziano per una maggiore direttività da parte
dell’ascoltatore. Le risposte
semidirettive aiutano l’utente a vedere
la necessità di un cambiamento e a trovare la possibilità di azione grazie al confronto con un quadro di
riferimento più oggettivo. Vanno usate quando si è già
instaurato un clima di
fiducia
reciproca tra utente e ascoltatore.
Le risposte
semidirettive si dividono in 4 categorie:
domande
esplorative, confronto, interpretazione, dare informazioni
§
Le domande esplorative (“vuoi aggiungere al riguardo qualche altra cosa? Vorrei
aver più chiaro ..l’argomento di cui mi hai parlato risale a 10 anni fa . Le è
possibile ricordare che cosa succedeva in quel periodo?” Domande aperte (di che cosa
desideri parlare oggi ?) e chiuse (c’è una storia di depressione nella sua
famiglia?. Domande indirette: deve essere duro lavorare di giorno e studiare di
notte. Domande proiettive: che cosa preoccupa la tua bambola? )
§
Domande che
stimolano il confronto: in questo tipo di domande il genitore efficace mette in rilievo
conflitti doppi messaggi che appaiono nei pensieri e nelle azioni del figlio.
Ob.:aiutarlo a
esplorare altri modi di percepirsi e di
comportarsi, aiutarlo a diventare consapevole delle discrepanze e incongruenze
·
Tra un comportamento verbale e uno non verbale
·
Tra un messaggio verbale e un ‘azione o n comportamento
·
Tra due messaggi verbali
·
Tra due messaggi non verbali
·
Tra un messaggio verbale e un contesto
§
l’interpretazione, consiste nel
presentare al cliente un’ ipotesi circa le relazioni o i significati dei suoi comportamenti è fornita una
probabile spiegazione che viene ad essere una esplicitazione di messaggi
impliciti.
§
il dare informazioni: (“se sposi un marinaio che ama viaggiare molto dovrai
essere pronta a non vederlo per periodi
prolungati”)
§
ERRORI DA EVITARE:
·
Domande suggestive (E’ perfettamente chiaro che ti lasci comandare dagli
altri”, doppie (desideri venire domani o dopodomani) domande perché (suona come un
dispiacere), le domande a raffica (intrusione),
·
Riassumendo abbiamo esaminato varie forme di supporto
verbale:
tra le forme non
direttive abbiamo incluso:
·
La chiarificazione
·
La parafrasi
·
La verbalizzazione
·
Il sommario
tra le forme
semidirettive
·
Le domande esplorative
·
Il confronto
·
L’interpretazione
·
Il dare informazioni
Attenzione! Errori da evitare creano barriere
comunicative:
interventi inefficaci nella risposta:
·
Atteggiamento di decisione: prescrivere soluzioni
elaborate dall’ascoltatore
·
Atteggiamento di indagine:
·
Atteggiamento di sostegno:
·
Atteggiamento valutativo :
·
Atteggiamento interpretativo:
un esempio
|
|
tra
le forme non direttive
abbiamo
incluso:
·
La chiarificazione
·
La parafrasi
·
La verbalizzazione
·
Il sommario
tra
le forme semidirettive
·
Le domande esplorative
·
Il confronto
·
L’interpretazione
·
Il dare informazioni
|
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MODI
DI COMUNICAZIONE NON VERBALE
·
Comportamenti cinesici: includono le espressioni
facciali, il comportamento visivo, i gesti, le posture e gli altri movimenti
del corpo. (NB:Il termine cinesica: usato come sinonimo del linguaggio del
corpo.)
·
Comportamenti emblematici: azioni dal significato
simbolico. Es. “tocco ferro”
·
Comportamenti illustrativi. Es. fare un cenno con
la mano per indicare un luogo
·
Espressioni affettive: configurazioni facciali,
rappresentative di stati affettivi che possono ripetere, sottolineare, addirittura
contraddire le affermazioni verbali
·
Comportamenti di regolazione: sono azioni che
regolano l’ alternarsi del discorso tra
più persone. Segnalano a chi sta parlando di continuare (es. cenno di assenso
col capo)
·
Comportamento di adattamento: sono comportamenti
probabilmente sviluppati durante l’infanzia come sforzi di adeguamento per
soddisfare bisogni, controllare emozioni, eseguire azioni. Sono comportamenti
che esprimono ripugnanza verso persone o
ambienti che possono essere innescati da
un comportamento verbali, qualora la situazione nel suo complesso evochi degli
stimoli originari ai quali è stata condizionata la risposta di adattamento (es.
muovere in continuazione le gambe come residuo mascherato di aggressività,
calci inibiti).
Molti aspetti
cinesici sembrano strettamente legati alla personalità, a caratteristiche
fisico-sociali:
per
la personalità
es.:
·
gli estroversi e i soggetti con comportamento
affiliativo mantengono maggiormente il contatto oculare,
·
le persone autoritarie mostrano posture più rigide
·
gli schizofrenici e depressi hanno una durata
minore nel contatto oculare dei soggetti normali
I predittori
Gli aspetti cinesici che ci
forniscono maggiori informazioni circa le relazioni sono: i contatti oculari,
la frequenza degli sguardi, la postura, l’espressione del volto, il riso e il
sorriso.
L’atteggiamento ostile è trasmesso
principalmente da una postura tesa e dalla fronte aggrottata.
Il volto costituisce la sede
privilegiata per l’espressione delle emozioni.
CARATTERISTICHE FISICHE: aspetto
generale della corporatura, maggiore o minore attrattività, altezza peso, odori
del corpo , alito
abbigliamento , acconciatura
IL PARALINGUAGGIO : tono, intensità
qualità della voce [tono, timbro, ritmo
del discorso; vocalizzazioni, caratterizzazioni (ridere, piangere, sbadigliare,
deglutire, schiarirsi la gola, qualificatori (intensità, altezza, tono della
voce, ampiezza)
PROSSEMICA
ARTEFATTI
FATTORI AMBIENTALI
LA
COMUNICAZIONE NON VERBALE DEL FIGLIO
Accertare
la congruenza tra il comportamento verbale e non verbale ( es. “Mentre mi
dicevi che questa è una grande difficoltà per te, i tuoi occhi sono diventati
umidi e le tue mani hanno cominciato ad
agitarsi. Mi domando cosa significhi questo.”)
Notare
o rispondere alle congruenze o ai messaggi misti , sia verbali che non verbali.
Se
si costata la contraddizione si può optare per tre possibilità: 1. annotare
mentalmente la discrepanza, descrivere la discrepanza al figlio, 2. descrivere
la discrepanza, 3. fare una domanda al figlio (Es. “Ho notato che hai esitato
un attimo prima di rispondere. Cosa significa questo ?).
Notare
i comportamenti non verbali quando il figlio è silenzioso e non parla.
Silenzio
innanzitutto, non significa che non sta dicendo niente. Esso potrebbe indicare imbarazzo, resistenza
o introspezione. Anche per il silenzio il genitore ha tre possibilità: può
prendere nota mentalmente, può descriverlo al figlio, può chiederne il
significato.
Focalizzarsi
sui comportamenti non verbali per modificare l’argomento della conversazione.
.
E’
utile con alcuni figli a volte cambiare
argomento, in quanto continuare a parlare dello stesso contenuto potrebbe essere improduttivo. Ciò può essere
utile quando il figlio sta dando una grande quantità di informazioni irrilevanti
o sta divagando. Il questo caso il genitore può distrarre dall’argomento che si
sta trattando indirizzando l’attenzione sul comportamento non verbale (
Es.“Mentre mi racconti come hai svolto i compiti di matematica ti rendi conto di che cosa
fanno le tue mani?”). Questa modalità risulta efficace quando mette in contatto
il figlio con un comportamento problematico, diversamente può risultare
inefficace.
Notare
i cambiamenti che si verificano nel comportamento non verbale lungo il tempo.
In
alcuni soggetti i mutamenti nel comportamento non verbale sono sintomi di
miglioramento. Es. passaggio dalla postura tesa e rigida ad una più disinvolta
e rilassata. La decisione di far rilevare tale cambiamento spetta al genitore.
COMUNICAZIONE
NON VERBALE DEL GENITORE
E’
importante considerare anche il comportamento non verbale del genitore per due
ragioni : a) alcuni comportamenti non verbali possono facilitare la relazione,
altri possono ostacolarla, b) la percezione che il figlio si forma del genitore come persona
affidabile, credibile e disponibile è molto legata al comportamento non verbale
che questi manifesta.
Per
quanto riguarda il comportamento non verbale del genitore ci sono tre importanti
aspetti da tenere presenti:
SENSIBILITA’
Il
genitore abile nella comunicazione è colui che è in grado di inviare messaggi
non verbali efficaci e capire correttamente quelli del figlio. La sensibilità
agli stimoli non verbali è correlata al sesso (le donne sembrano più sensibili
degli uomini) e ai sistemi rappresentativi di cui il figlio fa uso (visivo,
uditivo, cinestesico). Per aumentare la sensibilità ai segnali non verbali, è
importante ampliare il numero di canali
utilizzati ( se il nostro canale preferenziale è uditivo possiamo prestare più
attenzione agli stimoli visivi o cinesici)
CONGRUENZA
E’
importante che il genitore sia congruente nei suoi messaggi verbali e non
verbali. La congruenza è importantissima quando si affrontano argomenti molto
personali e coinvolgenti.
SINCRONIA
Riguarda
l’armonia tra il comportamento non verbale del cliente e quello del consulente.
Soprattutto all’inizio è importante unirsi andare al passo con il comportamento
non verbale del figlio , in quanto aumenta l’empatia.
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Quando
si dà un feedback
-
esprimere la propria reazione emotiva
(comunicazione rappresentativa es.“io sono contento quando ti vedo” ) e
descrivere il comportamento dell’altro in modo concreto,
-
evitare un feedback direttivo, interpretativo,
diagnostico forzato; non dire ad es.: “Da un po’ di giorni mi stai scocciando…”,
“Sei pesante..”, “Negli incontri sei terribile”, “Perché non cambi lavoro?”,
“Sai perché sei timido ? perché hai grossi problemi”,
-
dare feedback al momento opportuno, non quando è il
nostro interlocutore è impegnato con altro o nel momento in cui sbaglia o
davanti agli altri;
-
non imporre cambiamenti; è colui che riceve il
feedback che può decidere in base alle informazioni che ha ricevuto se vuole o no cambiare;
-
manifestare, se è possibile, gli scopi personali
per cui si dà il feedback: “Siccome non voglio lasciare nulla in sospeso con te
e voglio sentirmi tranquillo, quando sto con te, ti voglio dire che…”
QUANDO SI CHIEDE UN
FEEDBACK
-
Su se stessi
o Riferirsi a un
comportamento concreto, evitando domande generiche ; non dire ad es. “che ne
pensi di me?”, ma “mi piacerebbe sapere
cosa hai pensato di me ieri quando ho detto …”
descrivere cioè gli aspetti specifici rispetto ai quali desideriamo
conoscere le reazioni degli altri.
-
Sull’altro
o Riferirsi a un
comportamento preciso
o Manifestare il
motivo della richiesta ad es. “Vorrei stabilire un rapporto di amicizia con te e desidererei sapere se ti
farebbe piacere uscire con me qualche volta”
-
Quando si riceve un feedback
o Non mettersi in
posizione di difesa o di disarmo,
ripensare al feedback, masticarlo, digerirlo poi decidere se accettarlo o no
o Controllare se si è
capito correttamente il feedback
o Se opportuno
manifestare all’altro la propria reazione emotiva
QUANDO
SI RISPONDE AD UNA RICHIESTA DI FEEDBACK
o Non difendersi
o Utilizzare una comunicazione rappresentativa
o Esprimersi in modo
concreto: “si è vero, mi sono un po’ irrigidito; mi succede quando alzano la
voce”
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|
1 Come evitare di bloccare la
comunicazione?
2 Come favorire la discussione?
3 GLI STILI EDUCATIVI
· l’autoritarismo
· il
permissivismo
· Come
sviluppare uno stile autorevole?
4 Come parlare in modo da farvi
capire?
5 Scusi lei può parlare più
chiaramente?
|
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1)
COME EVITARE DI BLOCCARE LA COMUNICAZIONE ?
Per migliorare la propria competenza comunicativa
propongo ai voi, di rendervi
conto delle barriere che impediscono di realizzare autentiche relazioni
interpersonali.
Motivazione
E’ difficile ammettere di essere corresponsabili
dei disturbi comunicativi che ostacolano le nostre relazioni interpersonali. In
genere noi diamo per scontato che noi comunichiamo in modo appropriato e
attribuiamo piuttosto le cause delle difficoltà ad altri fattori, in genere
esterni: differenti interessi,
personalità molto diverse, appartenenza a classi sociali diverse. In genere le persone che sono informate
e sensibilizzate sui problemi comunicativi, prendono coscienza dei loro limiti e trovano le cause delle barriere in alcuni dei loro
comportamenti comunicativi.
A volte, poi, noi cancelliamo,
deformiamo o generalizziamo in modo
inopportuno i messaggi che
riceviamo e che emettiamo.
Altre volte, come sostiene T. Gordon, psicologo discepolo
di Rogers, e sostenitore della comunicazione efficace e dell'importanza
dell'ascolto attivo, noi innalziamo delle barriere nel comunicare. Egli ne ha
individuate 12.
Vediamole:
|
1. Dare ordini, comandare o
dirigere
2. Minacciare, mettere in guardia
3. Moralizzazioni, far prediche
4. Dare consigli
5. Persuadere con la logica
6. Biasimare e giudicare
7. Manifestare compiacimento
8. Ridicolizzare o usare frasi
fatte
9. Analizzare diagnosticare o
interpretare
10. Consolare o rassicurare
11. Investigare o indagare
12. Minimizzare o ironizzare
|
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Queste sono le barriere che portano ad un ascolto passivo (e quindi non attivo) del
nostro interlocutore. La trasmissione delle informazioni viene ostacolata, resa
difficile ed il processo comunicativo si svolge su una linea orizzontale
piuttosto che circolare.
Il "gioco senza perdenti" che sta alla
base della comunicazione efficace, non trova applicazione con queste barriere,
perché chi parla verrà sopraffatto dalla barriera posta da chi dovrebbe
ascoltare.
2 COME FAVORIRE LA COMUNICAZIONE
EFFICACE?
Uno dei modi più efficaci e costruttivi per
rispondere ai messaggi dei figli che esprimono sentimenti o problemi sono le
frasi invito o inviti a dire di più. Sono segnali di via libera che
incoraggiano a parlare. Ecco le più semplici:
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Capisco
Davvero
Ah
Mm
Incredibile
Ma guarda un po’
Interessante
Ma veramente!
|
3 LA COMUNICAZIONE E GLI STILI
EDUCATIVI
I figli hanno bisogno, per raggiungere una
formazione integrale, dell’aiuto degli adulti, si trovano cioè nella relazione
come persone bisognose e dipendenti; gli adulti, per il fatto di disporre di
condizioni materiali e di competenze
diverse (morali e sociali…) sono naturalmente in un ruolo di superiorità, di
cui potrebbero inconsapevolmente abusare.
L’interazione
si costituisce come una valida struttura organizzativa se s’instaurano
relazioni autorevoli tra figli ed genitori.
Dagli
stili educativi nasce la maturità o l’immaturità del figlio.
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LO STILE AUTORITARIO
|
Questo
stile è ancora molto presente nelle varie culture contemporanee lo stile del
padre padrone.
Recitava
una nota canzone del nostro recente passato “e qui comando io. E questa è casa
mia e ogni dì voglio sapere …chi viene e chi va”
La
nostra recente storia italiana viene dal modello sociale dominante e
autoritario del fascismo. E’ rimasto ancora un resto del modello autoritario
nei genitori, negli insegnanti, nei sacerdoti nella chiesa e nelle società.
Esiste
un modello autoritario esterno palese. Ma ne esiste uno più subdolo,
mascherato. Quest’ultimo lo si può riconoscere in alcune persone che si
presentano con la propria immagine gonfiata: “io sono un papà che si è
fatto un nome, una mamma che si è fatta
valere”. E’ l’autoritarismo del personaggio presentato al figlio. Questa
immagine così grande impedisce al figlio di crescere.
Di
conseguenza i fgli di tali genitori possono ragionare così : “ti lascio grande
e io rimango piccolo”. Un giovane
fragile è facile che in famiglia abbia un genitore- personaggio: che fa un po’
i seguenti discorsi: “ L’importante è avere tanti soldi… ho comperato… abbiamo
fatto il mutuo, ho una barca che ha queste caratteristiche…” Bisogna ricordarsi
di non mettere davanti al figlio solo un modello dell’avere: la macchina, la
bella casa...
I
ragazzi che crescono in questo stile autoritario rimangono bamboccioni o
superano i genitori con una sballata, per tener alte le apparenze. In una
famiglia dove si gareggia per chi conta di più “io devo dimostrare, dice il
figlio, che sono di più dei genitori”.
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LO STILE PERMISSIVO
|
E’
lo stile più diffuso. E’ presente nei
genitori che esercitano uno scarso controllo. Il modello proposto è sognare una
vita senza paletti. Mio figlio deve provare tutto, essere senza redini, una
macchina senza freni..?!. Nel profondo della psiche resta il disordine, la
mancanza di regole.
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LO STILE TRASCURANTE
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Genitori
considerano il figlio come un intralcio un ostacolo nella loro libertà.
Rapporto freddo: “ Io lo mando dai nonni, lo mando in collegio.” Dopo che avete
avuto un figlio non potete essere uguali
a prima che arrivasse. Lui ha bisogno di
tempo della vostra presenza.
Stile
menefreghista c’è in certe culture: i figli diventano dello stato.
LO STILE AUTOREVOLE: QUELLO AUSPICABILE!
I
genitori autorevoli esercitano un buon controllo e hanno un rapporto affettuoso.
Il figlio sente che gli si vuole bene. Quando c’è un genitore anafettivo invece
la conseguenza esistenziale è la solitudine. La solitudine può portare
all’autolesionismo, al suicidio. Chi riempie la vita del figlio è il rapporto
col papà, la mamma, i fratelli. Siate contenti se il figlio sequestra e vi
sequestra.
· Il genitore sorrida,
parli.
· Quando torna casa, che ci
sia qualcuno che lo ascolti.
· Un rapporto che aspetta
dai figli delle risposte sappia aspettare i frutti dell’azione educativa.
· Verifica se la tua
presenza se il tuo amore, la tua premura produce una crescita
· Lo stile autorevole
insiste su alcune regole in maniera intelligente .
Nello stile autorevole vengono coltivate alcune caratteristiche: bontà, correttezza,
intelligenza, se è buono, solidale.
·
Prova
a vedere se tu sei dentro a tuo figlio.
·
E
importante l’esempio
·
Se
hai educato bene, ti stima
Anche
se passa momenti difficili come l’adolescenza poi ritorna Cfr il figliol
prodigo :”si ricordò della casa di suo padre”.
Riflessione
Lo
stile autorevole scarseggia oggi a causa dell’ immaturità dei genitori che confondono l’autorevolezza col personaggio con l’immagine esteriore. Se
vi accorgete di non essere autorevoli vi lasciate aiutare dalla Parola di Dio,
da qualche libro, incontri formativi, dibattiti, colloqui con un sacerdote
preparato o uno psicologo.
4 COME PARLARE IN MODO DA FARVI CAPIRE
E IN MODO CHIARO?
I genitori
in genere accolgono con entusiasmo le indicazioni proposte dal corso di
comunicazione e dicono tra sè “Non vedo l’ora di tornare a casa e provare
questo metodo con mio figlio, che mi ha irritato per mesi coi suoi
comportamenti”. Sfortunatamente i genitori addestrati da poco tempo non
ottengono risultati attesi. Almeno non all’inizio. In questa parte della
lezione tratteremo anche degli errori che si commettono più frequentemente
quando si usano i messaggi in prima persona e forniremo degli esempi per
migliorarne l’applicazione.
Domanda: come parlare in modo che i
figli vi ascoltino?
Capita spesso, ed è capitato in questo corso, che
qualche genitore divenga impaziente durante l’apprendimento dell’ascolto attivo
e chieda: “Quando
impareremo come indurre i nostri figli ad ascoltarci? E’ questo il problema che viviamo a casa!?”
Tutti i genitori sanno che i figli possono
appesantire enormemente il loro lavoro, far fare tardi quando si ha fretta,
tormentare quando si è esausti, parlare quando si ha bisogno di silenzio, imbrattare
di marmellata il vestito appena indossato per uscire e così via.
E’ necessario che ogni madre o padre trovi il modo
di gestire il comportamento del figlio quando questo interferisce negativamente
coi loro bisogni. Anche i genitori hanno una loro vita da vivere e il diritto
di ricavarne gioia e soddisfazione dalla propria esistenza. Tuttavia molti
genitori hanno consentito ai figli di piazzarsi in una posizione privilegiata
all’interno della famiglia. Questi esigono che i propri bisogni siano appagati,
ma non rispettano quelli dei genitori. Questi genitori solitamente finiscono
con l’inasprirsi e col serbare un forte risentimento contro i loro figli
ingrati ed egoisti.
Vorrei allora mettere a fuoco il modo in cui si
può parlare ai propri figli per indurli ad ascoltare i sentimenti e ad avere
riguardo dei bisogni dei genitori. Le capacità comunicative richieste quando è
il figlio a causare un problema al genitore sono totalmente diverse da quelle
impiegate quando il figlio causa a se stesso un problema. Nel secondo caso il
problema appartiene al figlio; quando invece, è il figlio a provocare un
problema nel genitore, il
problema appartiene al genitore. Ora in questa parte mostreremo ai genitori quali abilità è
necessario acquisire per risolvere in modo efficace i problemi indotti dai loro
figli.
PER ESSERE EFFICACI
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situazione
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risposta
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Il problema è del figlio
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Ascolto attivo
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Frasi: “Tu+ messaggio”
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Non c’è alcun problema
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Il
problema è del genitore
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Comunicazione
rappresentativa
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Frasi:
Io+messaggio
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Il curioso caso della
Signora B.
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5) Scusi, può parlare più chiaramente?
A volte è possibile parlare molto tempo senza
dirsi nulla e senza approdare a nulla. Sia il figlio che il genitore possono
essere vaghi, generici nel comunicare e creare un senso di confusione e di
stanchezza. Anche se tale processo in molte circostanze non è voluto o
pianificato, a lungo andare produce distanziamento e freddezza tra le persone.
Ciò che viene a mancare in tali colloqui è la concretezza. La concretezza è presente
in un colloquio se in esso si parla in modo chiaro anziché in modo vago e
generico.
Esempi
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Frasi
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Valutazione
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“In questo posto non mi
ci ritrovo e mi sono stancato”
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L’affermazione è vaga manca di specificità
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“In questo gruppo non so a chi esprimere l’ansia
che sento quando nessuno parla e mi vien voglia di scappare via piuttosto che
rischiare di aprire la bocca”
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Questa frase è concreta. Nessuno deve indovinare
per sapere cosa sta succedendo alla persona che parla: si esprime in modo
chiaro e specifico
|
La dimensione dell’apertura di sé e l’espressione
delle emozioni perdono gran parte della loro efficacia se viene meno la
concretezza nella loro espressione. Se il genitore si assume la piena
responsabilità dei propri pensieri e sentimenti non solo si esprimerà in
termini concreti, ma sarà anche pronto e capace di chiedere chiarimenti al
figlio che si è espresso in modo poco concreto e in questo maniera pure lui
comincerà ad essere specifico e concreto nella comprensione di se stesso. La
mancanza di concretezza costituisce uno degli ostacoli più insidiosi nel
contatto con la realtà.
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Invece di dire
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Prova a dire
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“Mi sento disturbato”
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“Dopo la tua arrabbiatura di questa mattina, ho
cominciato a sentire mal di testa”
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Valutazione: la frase è poco concreta e
specifica
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Valutazione: La frase è concreta e chiara (mal
di testa, arrabbiatura)
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MEZZI PER DARE CONCRETEZZA E CHIAREZZA ALLA
COMUNICAZIONE
Negli esempi abbiamo trasformato espressioni poco
concrete in espressioni concrete e chiare.
Poiché la non chiarezza della comunicazione può
dipendere da una incompiuta rappresentazione di ciò che la persona vuole
esprimere dei propri significati profondi è utile esaminare alcuni modi
particolari, comunemente usati nella comunicazione carente di chiarezza e concretezza.
Bandler e Grinder presentano tre modi per creare
vuoti di significato nella comunicazione.
·
Omissioni: il bambino dice alla mamma: “Mi ha morsicato”
lascia la mano, perplesso e solo aggiungendo “Il cane mi ha morsicato” rende la
comunicazione pienamente comprensibile.
·
Le distorsioni: “La tua faccia, Paolo, dice che sei
arrabbiato con me”
·
Generalizzazione: “Paolino mi tira sempre i
capelli”
In questi casi è utile confrontare chi usa le
omissioni, le distorsioni o le
generalizzazioni. Lo si aiuta così a reperire i pezzi di informazione mancanti.
1 Es.A) “I tuoi occhi mi spaventano”
B) Confronto: “In che modo i miei occhi ti
spaventano?”
A) Risposta: “Quando mi guardi con la testa bassa,
mi viene in mente un toro arrabbiato e mi spavento”
2 Es.A) “lo sai che ti voglio bene!”
B)Confronto: “Da che cosa dovrei concludere che mi
vuoi bene?”
A)Mantenimento dell’assunto:”Perché tu lo sai”
Un’altra risposta potrebbe essere “A dire il vero
non lo puoi sapere, perché sono diversi giorni che non di dico nulla, e so che
capisci bene qual che dico con le parole, ma mi piace immaginare che ogni
marito sa che la moglie gli vole bene anche quando essa non lo dice con tante
parole”
Forse questa moglie comunica con i colori, i
vestiti, le carezza e il marito riesce a sintonizzarsi solo sulle parole, che
non ci sono.”
E per finire una frase …
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«Lo scopo della vita non è accumulare denaro, ma creare rapporti d’amore».
Bollea ci lascia un testamento unico, che dovrebbe
essere un programma per tutti noi.
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“Chi non va avanti va indietro”.
Appuntamenti per continuare:
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domenica
o 6 novembre ore 15.00-18.00
o 19 febbraio ore
15.00-18.00
o 4 marzo 9.00-18.00
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Grazie dell’ascolto!
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Appendice esercizi
































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